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Visualizzazione dei post da 2017

Graffio i ricordi

Scrivere è un po' come morire, ma meno soli.
Ho ripreso la mia Moleskine, quella grande, bianca, con le pagine rigate e datate, come se i pensieri avessero un ordine ben preciso e cronologico.
I miei proprio non ce l'hanno.
La riafferro, mentre una scrittura calcata prende vita in un propagarsi di tempo, come a volerlo acchiappare e renderlo meno greve.
Vuole spazio, la mia grafia, esce fuori rigo, sono pensieri che straripano, a contenerli faccio fatica.
Ci provo a tenere a bada il mio animo, delle volte troppo inquieto per essere cavalcato da un Bucefalo umanizzato o per farlo sedere in disparte.
"Nessuno dovrebbe mettere l'animo di Chicca in un angolo" ed invece sono proprio io a ghettizzarlo.
Quel mio incredibile modo di farmi "piccola piccola" anche se può sembrare che sia eccedente.

"Mia figlia, l'esuberante".

Se tu sapessi che è solo un modo per farti ridere con le mie idiozie che da quando non c'è più sei così lontana.
Tutti s…

L'attimo prima

Arriva.  E' un attimo.  Secondi che durano in eterno. Timidezza, desiderio, la paura di una scoperta anelata, sospirata, cercata, voluta. Gli occhi che si chiudono e si aprono come in un' alternanza di luci al neon dove, guidati dai sospiri, si riaccendono quando, posandosi in quello spazio emotivo circoscritto dall'imbarazzo dei volti, non voglio altro che far succedere quel "bocca contro bocca" e tutto il mondo fuori. Gli occhi non conoscono la paura in quel momento, la guardano e la fregano perché sanno che quel "succedere dopo" è un fregare la vita con qualcosa che "arriverà", godendosi una dolcezza, prelibatezza di intenti. Il momento prima di un bacio coglie all'improvviso. Un tempo dove non si tiene conto dei rimpianti perché ancora nulla si è compiuto ma sai che si compirà. Un bacio cuce e ricuce l'anima per guarirti da quelle cicatrici che bruciano ancora di alcool e sale messo alla rinfusa per disinfettare quel dolore che è ancora …

Non sarà mai un vero addio

-Non sarà mai un vero addio-

Nella disperazione ho provato a dimostrarti quanto fossi indispensabile per me.
Quanto ti avrei accudito dentro il mio cuore per far si che continuassi a vivere.
Era il giorno di quella che sarebbe stata per me l'ultima "festa del papà", seduta accanto al tuo letto, sei stata la persona che è riuscito ad edificarci un mondo immaginario tra quelle coperte:
ma che altro si poteva fare?
Dissi:
"Ti somiglio, sai, ho il tuo carattere, sento che sono così grazie a te".
[...]
Ho sorriso, imbarazzata e impaurita dalla possibilità che avesse potuto cogliere da questa mia goffa speranza di regalargli l'eternità,
la consapevolezza della sua imminente fine.
Ma lui lo sapeva già.
Lo sapeva, lo sentiva, ma fingeva per non addolorarmi.
Ecco, la mia mente è lì.
È ferma a contemplare la distanza fra la sua dignità, il suo coraggio, la sua lucida, pacata consapevolezza e la mia paura, il mio smarrimento, il mio bisogno di capire come fare per ten…

Senza non è più lo stesso

Anche stanotte ti ho abbracciato, stretto stretto.
Indossavi quel maglione blu con le strisce orizzontali rosse, quello di Paul&Shark, con i polsini di velluto e tre bottoni medio-grandi sulla spalla destra, sopra una camicia bianca con i gemelli siglati.
Ti stringevo fortissimo, sotto un cielo plumbeo ed un mare agitato, ad Ischia.
Si, eravamo nella nostra isola, ed io trattenevo con le braccia a lucchetto i tuoi fianchi, supplichevole di non andartene, almeno stavolta che eri venuto a trovarmi nel sonno, almeno stanotte, volevo che rimanessi.
Vieni spesso negli ultimi tempi, ed ogni volta che dobbiamo "staccarci",  rivivo quel giorno lì.
Ho lo stesso mal di pancia, la gola mi stringe e le gambe mi tremano.
Sai, sono convinta che questa cosa che tu mi abbia "fottuto" morendo, non credo passerà mai.
Cioè, non è che mi dispero!
Mi conosci: sai che il "Va tutto bene" sempre in tasca, ed un sorriso tra le guance, saranno sempre i miei lasciapassare per …

"Scheewittchen"

Oggi, navigando in rete alla ricerca di un fatto di cronaca veramente interessante, da "starci sul pezzo", che poi in questo periodo mi annoia tutto, fatta eccezione delle patatine in busta alla paprika, il cioccolato fondente e Topolino letto sulla mia solita panchina vicino la chiesa mentre i vecchietti posizionati sulle equidistanti sedute parlano ad alta voce da soli e se ne dicono di "cotte e di crude", (di mio lo faccio già, non ancora ad alta voce, ma la strada è quella per come sto stirando la piega della mia vita), mi sono imbattuta in un sito tedesco che spiegava come certe parole si debbano pronunciare correttamente.
La mia già labile attenzione è caduta su un termine inscrivibile a memoria (l'ho appuntato sul palmo della mano con la bic blu), figuriamoci pronunciarlo.
"Scheewittchen".
Si si, ho scritto "Scheewittchen" ovvero la nostra "Biancaneve" in italiano.
"Biancaneve", OH!
Quella ragazza tutta casa e chiesa c…

Volevo solo cambiare il mondo

Il mio desiderio più grande, fin da quando ero un cacio alto e poco più del soldo, fu quello di cambiare il mondo.
"Che pretese, bambina" diceva la maestra, "ei fu" Elena, una donna brutta ed antipatica che di materno non aveva neanche la vecchiaia.
Anziana.
Era un'insegnante secca, verde in testa e con le mani macchiate dal tempo e mi odiava.
Letteralmente.
Perché avevo cuore e sensibilità e nei temi volevo cambiare il mondo.
"Voglio cambiare il mondo!" - "Che assurdità!"
Rabboniva la professoressa Silvana che mi definì problematica in quel tema Kafkiano, avendo io, la ragazzina che voleva cambiare il mondo e ci provava con le uniche cose a sua disposizione per la tenera età, parole e ragionamento, paragonando una parte della sua interiorità sofferente ad uno scarafaggio.
Furono chiamati i miei genitori.
Si scomodò papà.
Antonio, atteso da una capannella di professori silenti, lasciò che parlasse.
Dopo, nel tempo di un sospiro, la raggeló,…

Mi concedi ancora una volta questo ballo, papà?

Mi sono nascosta il viso nella sciarpa a quadri scozzese, Michela sa che ho bisogno di abbracci e quando non c'è lei -dice- "questa un po' mi sostituirà".
Stamattina ero in libreria, cercavo una storia divertente, che mi facesse alleggerire il cuore da questo peso che mi trascino da giorni, non ha pietà il cuore quando vuole farti male.
Ma come al solito ad "Un anello nell'ostrica" o "Amore a New York" i miei occhi sono caduti su Einaudi: "Scena Padre", otto autori, alcuni dei miei preferiti (De Silva, Canobbio), raccontano il miracolo della paternità.
Eh già, la paternità, chissà come mi hai accolta quando sono venuta al mondo quel pomeriggio di aprile.
Ornella dice che era la domenica delle palme
- quindi una portatrice di pace-
sorrido, che controsenso, guerrafondaia dal cipiglio ribelle, forestica per antonomasia, la pecora nera in mezzo ad un gregge noioso, nata in un giorno di forzate e mendaci strette di mano tra i banchi delle chie…

Adesso ti racconto Gennaio

Adesso ti racconto di Gennaio.


Sono triste, troppo stanca per permettermi ancora di esserlo, oppressa dai pensieri emotivi che anche stavolta fanno capolineo come un treno che deraglia sapendo di non avere i freni.
Mi torna sempre alla mente Gennaio, il suo freddo, la neve, il gelo, tutto tipico di una stagione che si chiama  inverno ma chissà perchè fatichiamo ad accettare l'evidenza quando essa ci procura sofferenza e disagio.
Vorrei camminare per raccontarti di questo primo del mese, apertura di porta di un anno che verrà...
ma non posso, il clima polare non permette alla mia debole pelle di sopportare un passo, forse due.

-Due passi e poi torni da me!
- Già, due passi, due...

Ho sempre pensato che passeggiare sia chiarezza per quei pensieri troppo confusi in un mare di infinite possibilità che faticano a riordinarsi.
Ma non ce la faccio ed allora rimango ferma mentre la mia anima corre in una distesa di vuoto infinito.

Adesso ti racconto Gennaio,
ma prima guardo fuori dalla finestra e c…