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Senza non è più lo stesso

Anche stanotte ti ho abbracciato, stretto stretto.
Indossavi quel maglione blu con le strisce orizzontali rosse, quello di Paul&Shark, con i polsini di velluto e tre bottoni medio-grandi sulla spalla destra, sopra una camicia bianca con i gemelli siglati.
Ti stringevo fortissimo, sotto un cielo plumbeo ed un mare agitato, ad Ischia.
Si, eravamo nella nostra isola, ed io trattenevo con le braccia a lucchetto i tuoi fianchi, supplichevole di non andartene, almeno stavolta che eri venuto a trovarmi nel sonno, almeno stanotte, volevo che rimanessi.
Vieni spesso negli ultimi tempi, ed ogni volta che dobbiamo "staccarci",  rivivo quel giorno lì.
Ho lo stesso mal di pancia, la gola mi stringe e le gambe mi tremano.
Sai, sono convinta che questa cosa che tu mi abbia "fottuto" morendo, non credo passerà mai.
Cioè, non è che mi dispero!
Mi conosci: sai che il "Va tutto bene" sempre in tasca, ed un sorriso tra le guance, saranno sempre i miei lasciapassare per non farmi "scoprire" dal mondo, però, è qui c'è sempre un albero da frutta accentato, soffro, ma di brutto, eh...
Soffro di una sofferenza così piena che, nel silenzio del mio "non lamentarmi", sono svuotata di energie.
E quindi, tra un far finta di niente ed un vediamo di "accocchiare" qualcosa di produttivo in questa giornata, "campo".
Ma la verità è che sono incazzata nera, perché mo' te lo dico, tu non dovevi proprio azzardati a passare nell'altro mondo che insieme dovevamo fare ancora millesettecento cose.
Tipo?
Mi chiedi tipo?
Ad esempio gioire per un mio articolo pubblicato su una testata nazionale, oppure...oppure dirti di come mi stia preparando a quel "fatto là", quello che per te era "questione di vita o di morte ma ci devi riuscire".
Si, insomma, potrei elencarti le innumerevoli faccende che ci dovevano riguardare e che ne avremmo dovuto discutere, gioire, e anche dire "fa niente" insieme.
Invece no, te ne sei fregato di lasciarmi qua, hai preso il tuo vestito di velluto blu e, "tomo tomo",  sei andato ad insegnare a quella" band 'e sciem" dei Cherubini che cos'è l'Iva e l'Irpef.
Che poi, che se ne importano, o' vuless sapè, in Paradiso i soldi non servono, lo dice anche il Papa.
Quello che so, invece, è che neanche Lacan e Freud mi convinceranno che il dolore metabolizzato si dipana.
Che papà, il dolore si acquieta ma le mancanze, quelle di una vita, papà mio, quelle, porca puttana, non passeranno mai.
Stanotte, se ritorni, vedi di non andartene,  che delle volte non mi addormento per paura di riaverti e poi, di nuovo, riperderti.

Commenti

  1. ..un'esperienza che tutti prima o poi, dobbiamo fare.Sembrerebbe uno scritto..leggero,ma poi tradisce tutta l'emozione..dichiarata peraltro...nn potrebbe essere altrimenti.La vita continua,l'assenza incide..nel silenzio del tuo esistere.

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