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Graffio i ricordi


Scrivere è un po' come morire, ma meno soli.
Ho ripreso la mia Moleskine, quella grande, bianca, con le pagine rigate e datate, come se i pensieri avessero un ordine ben preciso e cronologico.
I miei proprio non ce l'hanno.
La riafferro, mentre una scrittura calcata prende vita in un propagarsi di tempo, come a volerlo acchiappare e renderlo meno greve.
Vuole spazio, la mia grafia, esce fuori rigo, sono pensieri che straripano, a contenerli faccio fatica.
Ci provo a tenere a bada il mio animo, delle volte troppo inquieto per essere cavalcato da un Bucefalo umanizzato o per farlo sedere in disparte.
"Nessuno dovrebbe mettere l'animo di Chicca in un angolo" ed invece sono proprio io a ghettizzarlo.
Quel mio incredibile modo di farmi "piccola piccola" anche se può sembrare che sia eccedente.

"Mia figlia, l'esuberante".

Se tu sapessi che è solo un modo per farti ridere con le mie idiozie che da quando non c'è più sei così lontana.
Tutti sono lontani, anche se ti rassicurano di esserci, ma a cosa serve dire: "Ci sono" se poi prendi la tua Moleskine ed inizi a parlare?
Fuori piove e l'unica persona con cui vorrei guardare la pioggia non c'è.
Allora me la invento, la sua presenza, lo vedo e gli sorrido.
Assegno troppi compiti a quello che desidero e a quello che realmente è.
Se smettessi di giocare con la fantasia, capirei che il mondo è quello che ho visto e anche se una parte non mi è piaciuta per niente, sicuramente, in un altrove, ce n'è un'altra abbastanza bella da essere respirata.
Non si aspetta altro che l'occasione per smettere di guardare solo la propria zona del sè e vedere quella di qualcun altro.
Ho tra le mani un diario, adesso, con su disegnato Snoopy che, sul tetto della sua casetta di legno rossa, con una macchina da scrivere davanti, parla alla sua amata.
Graffio su questi fogli, perchè delle volte
il mio cuore si ammala, è la malattia dei ricordi e l'unica terapia che conosco agisce solo scrivendo.

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