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L'attimo prima




Arriva. 
E' un attimo. 
Secondi che durano in eterno.
Timidezza, desiderio, la paura di una scoperta anelata, sospirata, cercata, voluta. Gli occhi che si chiudono e si aprono come in un' alternanza di luci al neon dove, guidati dai sospiri, si riaccendono quando, posandosi in quello spazio emotivo circoscritto dall'imbarazzo dei volti, non voglio altro che far succedere quel "bocca contro bocca" e tutto il mondo fuori.
Gli occhi non conoscono la paura in quel momento, la guardano e la fregano perché sanno che quel "succedere dopo" è un fregare la vita con qualcosa che "arriverà", godendosi una dolcezza, prelibatezza di intenti.
Il momento prima di un bacio coglie all'improvviso. Un tempo dove non si tiene conto dei rimpianti perché ancora nulla si è compiuto ma sai che si compirà.
Un bacio cuce e ricuce l'anima per guarirti da quelle cicatrici che bruciano ancora di alcool e sale messo alla rinfusa per disinfettare quel dolore che è ancora lì.
Sospesi nell'algia, quando le labbra si uniscono, in quell'attimo il contatto guarirà.  

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Una telefonata sopra le righe

Ho sempre creduto che conservare un po' di tempo passato sia un investimento per il presente. I momenti felici ci ricordano che ogni notte si scioglie nell'alba.
Oggi, tenendo viva la cronologia delle mie rimembranze gioiose faccio tanti salti indietro per ricordarmi della sera prima del 6 Gennaio.
Eh si, ritornare con la mente alla comune notte della Befana per il mondo tutto o quasi, un'aspettativa gaudente per chi come me viveva l'attesa della preparazione.
A casa mia non esisteva la simpatica vecchina che su una scopa portava i regali, ma era degnamente sostituita da suo nipote, il noto Roccacannuccia.
Adesso non chiedetemi perché, ma siamo vissuti insieme a mio fratello, con la telefonata il 5 gennaio, a questo fantomatico ragazzo che, forte della sua età, secondo mio padre Antonio, portava i regali più grandi, perché poi la signora vestita che Enzo Miccio l'avrebbe bandita da tutti i regni, su quella "Pippo" di plastica, al massimo poteva distribui…

Adesso ti racconto Gennaio

Adesso ti racconto di Gennaio.


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L'unica scelta che hai sei tu

Ciò che mi complica la vita è l'incapacità strutturale di chiedere aiuto.
E non è per niente una bella cosa,  che questo: "Me la so cavare sempre da sola", ti relega ad una solitudine interiore (con gli altri sei giullare di corte, sempre di compagnia, pronta a farli ridere) che neanche Freud se ne prenderebbe in carico, talmente granitica e questa forma di masochismo intrinseco nel sé.
Non so da cosa nasca, sicuro alimentata da tutte quelle volte in cui, veramente in difficoltà, ho respirato il vuoto e visto che amazzone ci sono nata, ho serrato il cavallo, indossato gli stivali ed ho iniziato a frustrarmi "metaforicamente" sul culo, per alzarmi dal pavimento sul quale mi ero adagiata.
Nel lamentarmi mi annoio e piangere mi capita solo quando ammazzano lo squalo nei suoi quattro film.

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